MANOSCRITTI MEDIOEVALI: le miniature (parte 2)

In questa copia del XV secolo del Somme le roi, un trattato sui vizi e le virtù scritto nel 1279 dal domenicano Laurent per Filippo III di Francia (da qui il titolo dell’opera), lo scrivano ha lasciato lo spazio per una miniatura di apertura o un frontespizio che non è mai stato eseguito. Ce ne sono diversi di questi spazi in tutto il manoscritto, alcuni con la rigatura, altri no. Il fatto che le illustrazioni non siano mai state aggiunte è un chiaro indizio della divisione del lavoro.

somme-le-roi-01

somme-le-roi-02

somme-le-roi-03

Annunci

MANOSCRITTI MEDIOEVALI: la scrittura (parte 2)

Nel tardo Medioevo, gli amanuensi, che come altri artigiani hanno cercato di raggiungere uno status professionale, hanno scritto degli strumenti del loro mestiere, spesso sotto forma di veri e proprio manuali di scrittura. Questo particolare esempio, che comprende versi latini, parla delle pretese dello scrivano. Inoltre, ci dice molto su come gli amanuensi concepissero la loro pratica e il loro mestiere e, quindi, ci può aiutare a comprendere meglio le sottigliezze delle loro scritture.

Qui vediamo che un solo scrivano poteva utilizzare diversi tipi di scritture per articolare e strutturare il testo.
Chi ha una certa età, si ricorderà la difficoltà nello studiare la calligrafia a scuola, imparando a scrivere in bella calligrafia. Oggi, scegliamo semplicemente un carattere all’interno di un programma di scrittura. Di certo, quando i libri erano scritti a mano, non c’era questa opzione. Gli amanuensi medioevali avevano a loro disposizione molti tipi di scritture. Uno scrivano professionista non aveva un solo tipo di scrittura manuale. Aveva un intero range di caratteri che potevano essere usati secondo un gerarchia: un carattere diverso per ogni testo e per ogni occasione.

Questo manoscritto molto modesto, che risale al XVI secolo e scritto su carta e non pergamena, è scritto a mano. Il suo nome latino è modus scribendi, cioè il modo di scrivere. Arriva dal monastero di Melk, nell’Austria centrale. Vediamo in questa pagina, in un inchiostro marrone ormai sbiadito, un’iscrizione di proprietà aggiunta dopo che il manoscritto è stato fatto.

melik01

melik02

Questo manoscritto potrebbe sembrare modesto in apparenza ma è un’autentica miniera d’oro per comprendere l’attitudine medioevale per la scrittura. La prima cosa da fare, dopo aver preparato il materiale, era scrivere, inserire il testo. E questo manoscritto in particolare si apre con una serie di versi, che in qualche modo è di per sé un modo pretenzioso per insegnare, ma forse era destinato ad aiutare il lettore a ricordare cosa stava leggendo. Ed è scritto in latino. E questi versi iniziano dicendo che si potrà scrivere con bella calligrafia solo avendo a cuore quello che segue nella spiegazione.

melik03

Nella pagina iniziale, viene mostrato come tracciare ciascuna lettera: la A, la B, la C e così via (si noti le lettere iniziali scritte in maiuscolo). E possiamo vedere che ad ogni lettera viene dedicato un paragrafo, una stanza: A, B, C, D, E, F, G. Questo accade anche nella pagina seguente con le lettere H, I.

Dopo la lettera I si salta direttamentealla lettera K. Nell’alfabeto latino infatti non esiste la lettera J. I e J sono in effetti la stessa lettera.

melik04

 

Dopo questi versi, abbiamo una breve sezione sulla costruzione vera e propria delle lettere. Le lettere scritte a mano non venivano create tutte simultaneamente, come succede oggi nella stampa. Invece, ogni lettera era creata con una serie di tratti e con una penna d’oca.

Seguono poi le istruzioni su come costruire le lettere nel modo giusto e con bell grafia.

melik05

Lo scrivano ci informa che prima ci verrà insegnato come tracciare le lettere A, C, D, E, G, O, Q, S e T. In questo modo la B, la H e la K saranno più facili da tracciare perché verranno aggiunti e non tolti dei segni.
Questo potrebbe essere inteso come un insieme di lettere piuttosto arbitrario, ma se pensiamo al processo con cui ogni lettera era formata, come descritto in questo manuale di scrittura, è una sequenza molto logica. Alcune lettere sono disegnate con una certa combinazione di segni.

melik06

Alla fine della sezione, scopriamo che l’autore del manuale è una persona davvero pratica e non un teorico. Ci dice che la calligrafia, a differenza della grammatica, si attiene alle 19 lettere dell’alfabeto latino. La pratica adotta ciò che spesso la teoria rifiuta. In altre parole, è interessato alle lettere e al modo in cui gli scrivani le tracciano, non al loro significato grammaticale. Segue poi una sezione che contiene le istruzioni per scrivere sei tipi diversi di carattere che l’autore descrive per noi: gotica rotunda, fraktur, minuscola insulare, semi-fraktur, semplice e gotica quadra.

melik07

Passa poi a descrivere come scrivere le lettere piccole. E nel libro le lettere, la teoria segue la pratica, diventano più piccole.

melik08

 

Un carattere come questo a sinistra poteva essere usato per glossari, note a
margine o testi di importanza secondari.

Inoltre troviamo versi che descrivono come scrivere bene. E sono addirittura scritti in dialetto tedesco, piuttosto che in latino.

melik09

In tedesco:
“Krumph gen krumph,
Slecht gen slecht./
Schreib alzo/ So tust du
Im recht.”

La traduzione sarebbe:
“Semplice con il semplice.
Rotondo con il rotondo.
Questo renderà la vostra
scrittura musicale”

melik10

Le due pagine seguenti, come si nota osservando il carattere usato, descrivono come scrivere lettere più larghe o lettere maiuscole. Lo scrivano fornisce numerosi esempi.

melik11

Seguono poi le istruzioni su come tagliare nel modo corretto una penna d’oca. Oggi entriamo in un negozio, compriamo la penna di cui abbiamo bisogno ma nel medioevo, uno
scrivano doveva costruire la propria penna d’oca. La forma e l’angolo, la flessibilità della piuma, avevano effetti diretti sulla forma e sul ductus, cioè il flusso, della scrittura.
A fianco vediamo un’intera sezione dedicata al taglio della penna d’oca usata per scrivere.

Ultimo, ma non per importanza, troviamomelik12
inevitabilmente un breve paragrafo sugli errori. Quando si scrive con l’inchiostro è molto più difficile correggere un errore rispetto a quando si usa uno strumento facilmente cancellabile. Molte immagini
di amanuensi medioevali, li mostrano mentre tengono in mano non solo la penna ma anche un raschietto a forma di
coltello, per raschiare via ogni errore che si poteva commettere. Il nostro scrivano descrive molti degli errori che gli amanuensi commettono. E la lista è molto istruttiva perché ci informa, in modo preciso, sui dettagli ai quali bisogna fare molta attenzione quando si osserva un manoscritto medioevale.

Questi sono gli errori più comuni:

  • scrivere scorrettamente
  • la divisione delle sillabe all’interno di una parola
  • diverso spazio tra le linee
  • salire o scendere sia nelle linee che nelle parole
  • sbagliare lo spazio tra le parole
  • passare da un alfabeto a un altro
  • cambiare la grandezza delle lettere in una linea e interrompere il flusso continuo.

Come in ogni buon libro, lo scrivano termina il suo serioso manuale sull’arte della calligrafia con una burla.

melik13

Qui, alla fine dell’ultima pagina, prima di una serie di tentativi di scrittura per dimostrare le varie forme delle lettere e la combinazione di queste, egli scrive in latino:

“nessun verso è mai stato scritto con i piedi”

Ha usato un gioco di parole perché i versi hanno i piedi. Sono scritti in metrica. È chiaro che i versi di questo manuale, come tutti quelli dei libri medioevali, sono scritti con le mani.

MANOSCRITTI MEDIOEVALI: la scrittura (parte 1)

La scrittura di per sé, oltre agli strumenti che la rendono possibile, è una tecnologia la cui storia ha conseguenze profonde per la comprensione di ogni ambito dell’esperienza umana, non solo la lettura ma tutti quegli argomenti la cui storia è registrata per iscritto.

La paleografia è lo studio delle forme storiche della scrittura. Nel passato, la paleografia era considerata una “Hilfswissenschaft”, cioè una scienza ausiliaria di supporto ad altre forme di indagine storica. Tuttavia è da tempo diventata un vera e propria forma di ricerca storica culturale, una storia scritta a grandi lettere.
Gli amanuensi medioevali hanno portato avanti il loro lavoro secondo un’antica tradizione. Per i cristiani i più importanti antenati degli scrivani sono i quattro Evangelisti che hanno registrato per iscritto la vita di Cristo nei Vangeli: Matteo, Marco, Luca (autori dei tre vangeli sinottici) e Giovanni. Proprio quest’ultimo era considerato il più esaltato e ispirato a causa del contenuto molto elevato e delle intuizioni teologiche contenute nel suo Vangelo. Le rappresentazioni degli Evangelisti, che sono ispirate alle rappresentazioni di antichi poeti e filosofi, sono spesso cambiate nel tempo. Ci possono dire molto sulla storia delle pratiche di scrittura nel Medioevo.

L’Evangelista ispirato: San Giovanni in un libro delle ore francese
In questa singola pagina di un Libro delle Ore francese del primo XVI secolo, vediamo San Giovanni l’Evangelista mentre scrive non il suo Vangelo ma il Libro della Rivelazione, meglio conosciuto come Apocalisse che nel Medioevo era attribuito allo stesso autore. Giovanni non scrive su un codice ma su un rotolo; l’aquila, il suo animale simbolo, tiene fermamente nel becco il calamaio e il portapenna.libro-ore-francia
Ci troviamo di fronte a una pagina di un libro di preghiera creato  in Francia, più precisamente nel nord nel XVI secolo. Gli ornamenti rinascimentali lo identificano come un tardo esempio di Libro delle Ore miniato. Quello che vediamo qui è una rappresentazione di San Giovanni sull’isola di Patmo mentre scrive l’Apocalisse, in particolare il capitolo 12, verso 1 dove si parla di una donna dell’Apocalisse, che possiamo identificare con la Vergine
Maria.
Questa miniatura precede un breve estratto del Vangelo di San Giovanni, di solito posizionato all’inizio del Libro delle Ore e noto come sequenza del Vangelo. Quattro estratti dai quattro Evangelisti sono posti uno di seguito l’altro, da cui il nome
“sequenza”.

libro-ore-francia2Qui abbiamo una rappresentazione di Giovanni come evangelista e autore ispirato. Se si guarda attentamente, egli sta scrivendo con una penna d’oca su un rotolo aperto e non su un libro. Il testo non è leggibile ma vediamo i segni neri lasciati lasciati dall’inchiostro. A sinistra, vediamo il suo animale: l’aquila di San Giovanni che tiene nel becco il portapenna e il calamaio che l’evangelista sta usando. Secondo la leggenda, il diavolo cercò di rubare il calamaio dell’evangelista per evitare che scrivesse le sue Scritture. Questa immagine ci riporta immediatamente al mondo di questo ispirato autore e alle Sacre Scritture. La scrittura non era una cosa casuale nel
Medioevo. Serviva a trascrivere la parola rivelata di Dio. Era quindi estremamente importante farlo bene.

MANOSCRITTI MEDIOEVALI: la rigatura (PARTE 1)

Prima di poter scrivere i manoscritti (per lo meno quelli di una certa qualità) le pagine dovevano essere preparate con la rigatura. Le righe non definivano solo lo spazio scritto, noto come giustificazione e corrispondente al blocco di testo, ma anche il numero delle righe e lo spazio tra esse. Dato quanti manoscritti sono stati rilegati di nuovo e quindi rifilati, era molto importante lo spazio scritto rispetto alle dimensioni del volume stesso.

Sebbene il numero di righe per pagina potesse variare, molto spesso rimaneva identico in un manoscritto ben fatto. Anche se la rigatura veniva effettuata spesso con uno strumento chiamato “rastrello”, la maggior parte delle volte gli amanuensi praticavano dei fori (punzonatura) lungo i bordi (destro e sinistra per le righe orizzontale e superiore e inferiore per le righe verticali) per posizionare le linee che avrebbero fatto da guida agli scrivani. Molto spesso queste punzonature sono state eliminate durante la rilegatura del volume.

Per un esempio di punzonatura, si può osservare un singolo foglio del Messale della Cattedrale di Noyon, nella Francia nord orientale, miniato nel 1125 circa. L’iniziale sul recto della primamessale-noyon-1 pagina mostra l’autore della Liturgia Romana, Gregorio Magno, detto anche il Grande, nella veste di autore e amanuense medioevale, seduto alla sua scrivania, penna e raschietto alla mano.

Il Papa scrive su un rotolo piuttosto che su un libro. La Colomba dello Spirito Santo, nella parte alta a sinistra, rappresenta la sua ispirazione e lo identifica come l’amanuense di Dio. La rubrica identifica il testo come il canto per la prima domenica di Avvento, la tradizionale apertura dell’anno liturgico. I segni di impuntura sono chiaramente visibili nel margine sinistro e destro, così come nel margine superiore e inferiore, dove sono serviti per le linee verticali. La punzonatura irregolare sopra l’iniziale segna il luogo dove una seta, ora perduta, era cucita sul manoscritto a protezione della lettera. Sollevare la seta per mostrare la lettera avrebbe aggiunto un’aura di rivelazione.

messale-noyon-2

messale-noyon-3

IL MANOSCRITTO MEDIOEVALE: introduzione

Con questo post mi piacerebbe iniziare un percorso di analisi del processo di come veniva creato un tipico manoscritto medioevale. Bisogna fare attenzione nell’uso della parola “tipico” perché una delle caratteristiche salienti dei manoscritti medioevali, a differenze dei libri stampati, è che uno è diverso dall’altro. I primi libri stampati possono differire uno dall’altro – per esempio nell’uso della carta, il tipo di carattere, le correzioni – ma, se paragonati ai manoscritti medioevali, le differenza sono abbastanza minime.

Gli studiosi di manoscritti spesso parlano di “manoscritto matrice”. Con questo si intende la combinazione di elementi e caratteristiche fisiche distinti che, aggiunti allo sguardo del lettore, formano la sua esperienza del libro e dei suoi contenuti. Oggi si dice spesso che non si può giudicare un libro dalla copertina – già i libri medioevali, specialmente i codici usati durante la liturgia, erano pensati come oggetti da mostrare e installare sull’altare insieme agli altri paramenti liturgici o portati in processione. Decorati con gemme o con elementi metallici, erano pensati per creare una grande impressione di potere e auratica.

Il libro stesso inteso come oggetto rende più reale la parola di Dio, che nella cristianità è intesa come il Verbo o la Parola, in accordo con l’apertura del Vangelo di Giovanni (1:1):

“In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio”

Di certo, non tutti i manoscritti medioevali contenevano testi religiosi. Nel corso del millennio medioevale, si sono sviluppati molti nuovi generi, molti dei quali di carattere non religioso sia nel contenuto che nella funzione. È naturale essere curiosi su come i manoscritti medioevali fossero costruiti. È una domanda che va oltre la tecnica o la fattura. Il modo in cui sono stati creati porta direttamente alla loro interpretazione. Oggi quando vogliamo un libro, possiamo scaricarlo online o sul nostro e-reader, possiamo leggerlo su un tablet o sul pc, ma nel Medioevo la situazione era davvero molto diversa.

introduzione

Un testo non è la stessa cosa di un libro, e un testo può avere molte forme e fogge diverse, in base alla natura del supporto su cui è creato. E nel Medioevo, i libri erano interamente fatti a mano, da come si può dedurre dal parola stessa “manoscritto” che in latino significa “fatto a mano”. Ciò che chiamiamo libro, in gergo codice M, dominerà il corso di tutto il Basso Medioevo. Le origini del libro – il codice che noi conosciamo – risalgono al primo periodo dopo Cristo, il primo periodo associato alla Cristianità. La Cristianità non ha creato i codici, ma certo ha agito da catalizzatore perché il codice era necessario alle autorità cristiane in molti modi diversi.

Uno dei primi accenni che abbiamo circa i codici arriva dai testi cristiani; uno in particolare arriva dalla Seconda Lettera di Paolo a Timoteo. Nel capitolo 4, Paolo scrive a Timoteo e chiede:

“Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i
libri, soprattutto le pergamene”

E’ un passaggio affascinante, non importa che sia breve, perché Paolo fa riferimento specificatamente ai libri fatti di pergamene più che a quelli in papiro che era il materiale tipico con cui erano fatti i più antichi codici e i rotoli (il rotolo era il formato più usato in antichità per i testi).

Abbiamo anche un accenno al codice negli scritti di un autore romano del I secolo, Marziale, il quale, in uno dei suoi epigrammi invita così i lettori:

“Tu che vuoi averli ovunque i miei libretti, lascia ai grandi libri la brossura e compra
per me una copia che si possa tenere tra le mani”

Risulta chiaro che il suo modo di scrivere e si suoi lavori sono da associare a questo nuovo supporto e formato: il codice.

Quello di cui vorrei parlare ora sono i modi in cui i diversi materiali prendono forma e significato. Un rotolo veniva usato coma base per testi scritti e immagini. Veniva poi arrotolato. Ogni volta che veniva srotolato o arrotolato i pigmenti, applicati sulla superficie, rischiavano di sfaldarsi a causa di queste azioni. Per questo i rotoli venivano illustrati solo su un lato. Il codice, invece, ha la forma di un libro. Le pagine sono una sopra l’altra e, per essere lette, vanno sfogliate. La forma e la struttura stessa di un libro portano a una nuova struttura del testo. C’è spazio sufficiente per scrivere su entrambi i versi delle pagine, caratteristica tipica di ogni libro. A differenza del rotolo, il libro fornisce un supporto ideale per il testo illustrato, non solo per lo spazio maggiore a disposizione ma anche perché, quando il libro è chiuso, l’immagine rimane protetta.