MANOSCRITTI MEDIOEVALI: la miniatura (parte 3)

Osserviamo questa pagina singola. Arriva da un grande manoscritto legale del XIII secolo. Il testo, tuttavia, risale alla metà del XII secolo. Il libro a cui appartiene la pagina era il Decretum del canonista e giurista Graziano, originario dell’Italia.
Questo manoscritto, tuttavia, arriva dalla Francia dell’inizio del XIII secolo. Lo si intuisce osservando la scrittura e la delica
ta e fine decorazione a inchiostro.

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Era un periodo critico per lo sviluppo della legge canonica medioevale. Il testo in sé è accuratamente organizzato con segni chiari a marcare l’inizio dei paragrafi e una scrittura davvero minuta, un commentario al testo, che rimanda, attraverso l’uso dei lemmi, ai passaggi corrispondenti all’interno del testo stesso. Era un libro per studiosi e per avvocati.

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Se si volta pagina, dal lato del pelo al lato della carne, il lato più liscio, si vede un bellissimo disegno a tutta pagina. È una tavola di consanguineità. E come suggerisce il nome, l’oggetto di questa illustrazione sono i gradi di parentela richiesti per permettere un matrimonio
medioevale.
Questo è un aspetto fondamentale nel contesto della primogenitura e della successione; ed è stato un argomento al quale aristocrazia, papato e avvocati hanno prestato molta attenzione. Il disegno è affascinante di per sé per il soggetto che rappresenta.

Mostra un uomo identificabile con Cristo dal momento che presenta una grande aureola.decretum-04 Sta allargando le braccia, il mantello trattenuto dalle mani, rivelando un grande tavolo di fronte a sé. Al centro e posto direttamente sopra il suo inguine c’è un cerchio che rappresenta la radice di ogni famiglia. A ventaglio su entrambi i lati, ci sono i nomi dei cugini, le sorelle, i fratelli, gli zii, i prozii e così via fino al settimo grado di parentela. E nel medioevo, sette gradi di parentela era ciò che veniva richiesto per permettere un matrimonio tra due parenti.

All’incirca nello stesso periodo in cui è stato fatto questo manoscritto, nel primo XIII secolo, al IV Concilio Lateranense, queste regole così rigide vennero ammorbidite perché semplicemente non erano applicabili. E il fatto che, in questo caso, ci siano sette gradi di parentela e non quattro suggerisce, anche se non prova, che questo manoscritto sia stato fatto prima del Concilio Lateranense dopo il quale le regole erano ben diverse.

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Questa datazione è in perfetta sintonia con lo stile della scrittura e della decorazione a filigrana delle iniziali. Ora, ciò che è particolarmente affascinante di questo disegno è il fatto che sia incompleto. Si può vedere chiaramente che la rigatura è stata effettuata a piombo o piombino, simili alle nostre matite moderne. La rigatura per un disegno è diversa da quella che serve per un testo.
In un testo, le linee sono più vicine. La rigatura qui sembra essere servita come una sorta di impalcatura per i disegnatori, che usavano tre strumenti per realizzare questa illustrazione. È stato usato un righello per tracciare le righe, non solo quelle per il testo a piombino ma anche quelle del disegno stesso in inchiostro marrone. Poi è stato usato un compasso per creare i cerchi e un pennello per disegnare i contorni delle figure, così come il disegno interno. Questa illustrazione non era di certo il prodotto finito. Se fosse stato terminato, sarebbe stato dipinto a colori molto vivaci e brillanti, soprattutto rosso e blu e alcuni elementi, forse l’interno e le cornici esterne, sarebbero stati coperti con oro brunito.
Questa illustrazione rimane quindi una notevole testimonianza dei metodi di lavoro dei miniaturisti medioevali. Lo scrivano sarebbe stato il primo, usando la rigatura come guida. Il disegno sarebbe stato aggiunto in seguito, all’interno dei cerchi e infine, sarebbe stato il turno del miniaturista. Per qualche ragione, a noi sconosciuta, questa pagina è rimasta incompiuta.

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Manoscritti medioevali: il graduale

I manoscritti medioevali sono di tutte le forme e dimensioni. Alcuni manoscritti sono molto piccoli e altri, come il graduale, molto grandi. La taglia del libro ci indica molto della sua funzione, a prescindere dal contenuto. Un libro di dimensioni ridotte potrebbe essere un libro di preghiere da tenere in mano. Un libro voluminoso potrebbe avere dimensioni importanti per essere letto a distanza.

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Questo è un libro che fa una grande impressione. È un graduale, cioè un libro contenente i canti per la Messa. Ma non contiene solo i canti. Il libro è parte di un set. Ci sono altri tre volumi, tutti non meno grandi di questo, sparsi in altre tre librerie: al Clermont College in California, al Walters Art Museum di Baltimora e alla Biblioteca Nazionale di Berlino. Purtroppo il set è stato separato e si è disperso. Questo volume, in particolare, è il quarto del set. Contiene la sezione del canto chiamata commune sanctorum (formulario comune dei santi). In altre parole, non un canto per un santo in particolare ma per i santi in generale.

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La pagina sopra, per esempio, contiene il canto richiesto per la celebrazione della messa di un solo martire. Non importa quale. È adatto ad ogni martire. La miniatura, tuttavia, mostra Santo Stefano, il protomartire, il primo vero martire della chiesa. Anche dal punto di vista del calendario, Stefano è il più vicino a Cristo essendo celebrato il giorno dopo il Natale. Questo libro è grande circa 65cm x 45cm. È uno dei più grandi manoscritti sopravvissuti al Medioevo.

Era molto difficile fare un libro in pergamena più grande di questo, semplicemente a causa dei limiti imposti dalla grandezza della pelle animale usata. L’unico modo per creare un volume più grande di questo folio sarebbe stato usare un’intera pelle animale per una singola pagina. Questo è un libro imponente, impressionante prodotto a Rouen in Normandia, vicino a Parigi. Risale all’inizio del XVI secolo, proprio alla fine del Medioevo. Se qualcuno dovesse produrre oggi un volume di questa grandezza, dovrebbe usare la dimensione maggiore per il carattere. Ci sono solo cinque righe di canto per ogni pagina. Lo scopo nella produzione di un libro così, oltre quello di impressionare l’osservatore o la congregazione a distanza, era di renderlo leggibile dal coro. È stato pensato per essere letto da un grande numero di persone contemporaneamente.

graduale7Qui a sinistra, vediamo la pagina adatta non a un singolo martire, ma a un gruppo di martiri. Vediamo Sant’Antonio sulla sinistra che tiene la sua croce. Al centro, c’è un santo decapitato, probabilmente San Daniele, uno dei santi patroni di Francia e delle casa reale francese. Daniele venne martirizzato a Montmartre in Francia, la Montagna del Martiri, oggi famoso luogo turistico. Egli, rifiutando di essere sepolto presso il luogo della sua esecuzione, raccolse la sua testa e camminò verso nord nel luogo oggi chiamato Saint-Denis dove fu sepolto.

Oltre alla miniatura,vediamo un magnifico bordo di piante, fiori, farfalle, e altri insetti sparsi per il bordo a fondo dorato. Questo tipo di bordo illusionistico ha origine nella pittura fiamminga del XV secolo ma si trova anche in Francia nello stesso perioso. Uno dei più famosi esempi di bordo illusionistico di questo tipo, in Francia, lo troviamo del Libro delle Ore di Anna di Bretagna.

In questa altra pagina, con l’iniziale per la nascita di un singolo confessore – un’altra parte della sezione del graduale nota come commune sanctorum – non vediamo una rappresentazione di un martirio, ma piuttosto una cerimonia liturgica del tipo in cui si usavano questo tipo di libri. Il graduale8vescovo è seduto su un trono alla destra dell’altare. E sta sollevando la mano destra nel gesto di parlare o benedire il diacono inginocchiato di fronte a lui mentre tiene tra le mani un libro. Sull’altare dietro di loro, vediamo un altro libro aperto – presumibilmente il vangelo o un messale – due candele, il calice e un osculatorio, che il prete avrebbe baciato al momento della transustanziazione. A sinistra, c’è un grande leggio – del tipo richiesto per sostenere in verticale un libro come il graduale e permettere all’intero coro di leggerlo e cantare allo stesso tempo.

L’artista, che semplicemente chiameremo Maestro di Morgan 85 dal manoscritto 85 conservato alla Pierpont Morgan Library di New York, imparò la sua arte nella Francia centro occidentale, forse a Tours, ma si spostò in seguito a Rouen, dove è stato creato questo libro. Questa lettera iniziale miniata lo colloca tra i grandi artisti, al massimo della sua espressività. È uno spazio ben equilibrato e costruito. Il pavimento in marmo, con il suo intricato motivo, dà un forte senso di arretramento. C’è un’idea di prospettiva atmosferica. La stanza diventa più ombreggiata mentre si procede verso l’interno. I due candelabri gettano ombre sul drappo d’onore che pende dietro l’altare. Il vescovo o arcivescovo che ha commissionato questo libro poteva immaginarsi come il celebrante di questa iniziale. Questo libro serve sia come specchio delle attività del celebrante ma anche fornisce un modello di comportamento.

Un altro aspetto molto importante di questo grandioso manoscritto è che conserva la rilegatura originale. La maggior parte dei manoscritti medioevali ha perso i fermagli. Ogni volta che il libro viene restaurato riceve nuovo fermagli e rilegatura. Ma in questo caso, abbiamo ancora quella originale. La rilegatura sola è molto, molto pesante. È costituita da una larga tavola di legno coperta da cuoio abbastanza logoro. La superficie è stata originariamente lisciata. Si possono vedere le incisioni usate per dividere la copertina con un motivo geometrico. Ora sono difficili da notare. Con difficoltà si vede anche il simbolo reale francese, il fleur-de-lis, impresso più volte sulla pelle. Magnifici sono gli angoli metallici e le cinque borchie – quattro negli angoli e una al centroprogettati per proteggere il libro dall’usura.
Abbiamo anche elementi metallici di fissaggio come fermagli utilizzati per tenere chiuso il libro ed evitare la deformazione delle pagine. Queste borchie ci ricordano che i libri medioevali, a prescindere dalle dimensioni, erano in orizzontali e non in verticale sugli scaffali. Questi elementi metallici impedivano alla rilegatura di essere rovinata dal contatto diretto con lo scaffale. Se si guarda con attenzione, si vede che hanno la forma di iscrizioni. Ogni angolo contiene, o conteneva, non solo il nome di Gesù ma anche quello di Maria. Osservandolo solo dall’esterno, si intuiva che era unlibro del culto cristiano.

Rotoli, manoscritti e pergamena

Alcuni dei codici più antichi sopravvissuti sono fatti di papiro. La maggior parte però sono fatti di pergamena ricavata, per esempio, da pelle animale. Il primo passo nella fabbricazione della pergamena consiste nella macellazione degli animali, spesso un gran numero di animali. Un codice molto grande poteva richiedere la macellazione di un intera mandria di bovini. Per esempio, è stato stimato che per fabbricare l’Evangeliario di Lindisfarne, risalente all’800 d.C. e fabbricato in Northumbria, sono stati necessari circa 300 bovini.

La pergamena può essere ricavata dalla pelle di qualsiasi tipo di animale; il termine vellum (dal latino ‘vitelus‘, cioè vitellpergamena1o) fa riferimento alla pergamena fatta con la pelle del vitello. Spesso i termini vengono confusi. Una volta che gli animali erano stati macellati e scuoiati, le pelli venivano immerse in una soluzione di calce per allentare la pelliccia che veniva poi rimossa raschiandola con un coltello a lama curva. Al contrario, la pelle, anch’essa fatta di pelle animale, veniva conciata. Per rendere il processo più facile e per evitare di tagliarla o forarla, la pelle destinata a diventare pergamena era mantenuta stesa su un telaio di legno a cui veniva attaccata tramite corde. Quando la pelle era asciutta, il telaio veniva regolato per mantenerla sempre tesa. Dopo qualche giorno, il processo di raschiatura e allungamento veniva ripetuto fino a quando il foglio di pergamena raggiungeva lo spessore desiderato. La pergamena migliore era così sottile da risultare quasi trasparente.

Alcuni fogli di pergamena non erano destinati a far parte di un libro. Qui c’è un esempio di diagramma didattico spesso usato come aiuto nell’insegnamento nelle aule medioevali.

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Insieme allo scopo di rappresentazione narrativa, l’elemento schematico nell’arte medioevale costituisce una delle caratteristiche salienti che la definisce. Se pensiamo alla relazione tra significato e fabbricazione, è importante fare delle considerazioni circa i materiali con cui i manoscritti erano fatti. Abbiamo già letto Paolo nella sua lettera a Timoteo dirci che i libri medioevali erano, per la maggior parte, fatti non di papiro ma di pergamena, cioè pelle animale.

Alcuni tipi di pergamena – preparate con pelle animale – prendono il nome dal vellum derivato dal vitello. Quando pensiamo a un libro, dobbiamo tenere a mente che ogni singola pagina, ogni ‘folio’, era in origine un foglio singolo. Per preparare questo materiale grezzo, il processo era tedioso e articolato. Spesso erano necessari molti animali; quindi era necessario un grande investimento materiale. Il pelo doveva poi essere rimosso tramite un bagno di calce. Dopo aver lasciato la pelle a macerare, il pelo veniva rimosso usando un coltello curvo chiamato “lunellum” per la forma a mezzaluna. Dopo aver fatto questo, la superficie era trattata in modo tale da poter assorbire l’inchiostro e, se richiesto, anche i pigmenti della pittura. E questo prevedeva la pulitura della superficie con una pietra pomice e, occasionalmente, applicando un sottilissimo strato di gesso. La pergamena assumeva diversi gradi di qualità: alcune erano molto sottili, altre più spesse, altre più raffinate o grossolane. In origine, il foglio della foto sopra potrebbe essere parte di un rotolo piuttosto che di un libro ed era usato a scopo didattico nella aule medioevali.

È illustrato con un diagramma basato sul numero 7: i sette peccati capitali, le 7 virtù. Ha la forma dei poster attaccati al muro o dei fogli aperti sul tavolo nel mezzo del seminario, attorno al quale gli studenti possono raccogliersi. Di certo non era parte di un libro; è stato
tagliato troppo drasticamente e lo si nota non solo sui bordi ma anche dalle tracce di illustrazioni aggiuntive, di cui rimangono solo pochi frammenti. È scritto in colonne. In questo caso, quattro colonne singole perché leggere il testo su una riga continua avrebbe reso l’operazione di apertura del rotolo molto difficoltosa. Siamo abbastanza abituati a questo meccanismo grazie ai moderni quotidiani.

Il diagramma vede Cristo in posizione centrale, al centro di tutte le cose. Mostra anche la figura dell’orgoglio appena sopra di lui, ma fuori dal cerchio. Il cerchio comprende, inoltre, i sette vizi capitali, le sette virtù, le beatitudini, altri attributi personificati di Cristo o del cristiano, tutti disposti in forma schematica che serve come strumento per memorizzare e per la meditazione.

SHAKESPEARE: Augusto Cesare

Le qualità dei capi militari romani, e forse una certa freddezza d’animo, sono tipiche del personaggio di Ottaviano Cesare. Quando Lepido viene eliminato, circa a metà dell’opera, l’impero romano è retto da Ottaviano e Marco Antonio. Poi iniziano a scontrarsi tra loro e Antonio viene sconfitto. Ottaviano diventa, verso la fine, il solo governatore. Marcia in trionfo: Antonio è morto, Cleopatra è morta, Ottaviano è diventato un Cesare.

Il pubblico di Shakespeare conosceva molto bene il nome assunto da Ottaviano quando prende il comando imperiale da solo; e quel nome era Augusto. La presa di potere porta alla fine un lungo periodo di guerra civile all’interno di Roma. Se pensiamo al Giulio Cesare, l’opera di cui Antonio e Cleopatra è il seguito, dobbiamo proprio partire da Cesare al quale viene offerta la corona. I repubblicani, Bruto e Cassio, non amano l’idea di avere un re a Roma (molti secoli prima, i vecchi re erano stati scacciati e Roma era diventata una repubblica); questo porta all’assassinio di Giulio Cesare e poi alla guerra civile per la successione al potere: Marco Antonio da una parte, Bruto a Cassio dall’altra. Dopo la sconfitta di Bruto e Cassio, il loro suicidio e la Battaglia di Filippi (che chiude l’opera del Giulio Cesare) Roma viene retta da un triumvirato. Ora, con Lepido fuori gioco, Antonio eliminato, c’è solo un governatore e l’impero vede iniziare un periodo di pace. Ottaviano si proclama Imperatore, “imperator”. Questo titolo, in precedenza, veniva conferito per brevi periodi a generali di successo. Se un generale romano riportava una campagna vittoriosa, veniva proclamato imperatore e per lui sarebbe stato un vero e proprio trionfo. Sarebbe tornato a Roma e portato in processione. Ma alla fine, il titolo di imperatore gli sarebbe stato tolto.

Quando Ottaviano Cesare diventa Augusto, proclama se stesso imperatore e dice che solo l’imperatore, solo l’uomo al potere, può avere questo titolo.

Da quel momento in poi, ci ritroviamo nel mondo dell’Impero Romano in contrapposizione con il mondo della Repubblica Romana. Ora, accade che il momento in cui Augusto diventa imperatore coincide con la nascita di Cristo. Quindi per i Cristiani deltempo di Shakespeare, è un momento particolarmente propizio. Un famoso poema di un poeta del tempo, Virgilio, annunciava proprio l’arrivo della pace sulla terra, e nel Rinascimento cristiano, questo viene interpretato come una profezia della nascita di Cristo.

All’apice dell’opera quando Ottavio diventa Augusto, dice:

“Il tempo della pace universale
non è lontano, e nel trinacrio mondo
se la giornata ci sarà propizia,
liberamente fiorirà l’olivo

L’ulivo è, da sempre, segno di pace. Ed è una pace universale nel senso che, da un lato la guerra civile romana si sta avviando alla conclusione e dall’altro sta alludendo all’idea di pace universale portata da Cristo.

Ottaviano Augusto è stato una figura straordinariamente importante nella storia di Roma. Gli imperatori successivi hanno tutti guardato all’esempio di Augusto come modello. A volte, infatti, hanno preso il suo stesso nome. Esistono diverse monete a moneta augustotestimonianza. Alcune sono state coniate al tempo dell’imperatore Domiziano. Quella nella foto è del tardo I secolo, quindi un paio di generazioni dopo Augusto. Egli ha preso il nome di Cesare Domiziano Augusto. Ed è inscritto con la sua testa all’interno della moneta mentre sul retro – purtroppo parecchio logoro – si può ancora intravedere la parola “Augusti”. L’inscrizione originaria avrebbe potuto essere “alle virtù di Augusto”. Quindi Augusto viene percepito come modello di governatore esemplare.moneta augusto retro

Augusto fu anche grandissimo patrono di poeti. È nel suo tempo che emergono alcuni tra i più grandi poeti romani: Virgilio, Orazio e Ovidio. Hanno tutti beneficiato del suo patronaggio. Shakespeare e i suoi colleghi avevano le stesse speranze dei poeti classici di trovare un benefattore, un moderno Augusto, che supportasse il loro lavoro; in questo sono stati molto fortunati.