MANOSCRITTI MEDIOEVALI: la scrittura (parte 4)

Questo frammento apparentemente poco promettente, preso da una rilegatura, viene da uno dei primi Sacramentari del IX secolo. Il Sacramentario era una raccolta di testi richiesti dal celebrante della Messa. Questo particolare frammento proviene da un Sacramentario che apparteneva al vescovo di Arno di Salisburgo (circa 750- 821). Il testo è scritto in una variante del carattere conosciuto come minuscola carolingia, sviluppatasi alla fine dell’VIII secolo, nel contesto delle riforme amministrative e religiose volute dall’imperatore Carlo Magno. Al posto della grande varietà di caratteri precedenti, molti dei quali piuttosto illeggibili, l’imperatore ha cercato di imporre un carattere normativo che poteva contribuire ad assicurare facilità di comprensione e uniformità delle disposizioni amministrative attraverso territori anche molto lontani dal suo controllo. Il carattere è stato, quindi, uno strumento politico e una forma di espressione politica.
La minuscola carolingia rappresenta una delle innovazioni tecnologiche di maggior successo di tutti i tempi. Enormemente influente, è rimasto il modello per la maggior parte dei caratteri fino allo sviluppo della scrittura gotica alla fine del XII secolo. Ed è stato poi ripreso dagli studiosi umanisti nel tardo XIV e XV secolo che, nella ricerca di copie di testi classici spesso conservati solo in versioni carolinge, scambiarono il carattere per un’autentica forma di scrittura romana. Fu così che la minuscola carolingia divenne la base per i moderni caratteri di stampa “Roman”, ancora oggi in uso.

sacramentario

La varietà nella forme della minuscola carolingia ha permesso agli studiosi di assegnare frammenti come questo a particolari scriptoria, o laboratori monastici di scrittura o, in alcuni casi, a scrivani individuali. Se si osserva con molta attenzione questo particolare frammento, si noterà che, mentre la maggior parte delle lettere sono in posizione abbastanza verticale, la s alla fine di parole come “doctrinis” e “cognitis” (simile alla f moderna) si inclina piuttosto vistosamente verso destra. È evidente anche l’uso della cediglia sotto la lettera e, come in “sȩculi” o “cȩlestis”, che rappresenta il dittongo ae, come nel latino classico.
Un’altra caratteristica degna di nota della minuscola carolingia è l’uso della separazione della parola. I lettori moderni danno per scontata questa caratteristica. È tuttavia una derivazione di un lento spostamento verso la lettura silenziosa e, con essa, la visualizzazione del testo all’interno della pagina. Nell’antichità classica, quando la maggior parte dei lettori erano in realtà ascoltatori che udivano il testo letto da un oratore, c’era scarso bisogno dello spazio fra le parole. Il lettore che eseguiva il testo conosceva il testo pressoché a memoria e introduceva lo spazio tra le parole semplicemente leggendo e con l’intonazione. La rigatura su questo frammento è quasi invisibile. Questo perché è stata eseguita con un punteruolo e non a penna. Nel primo Medioevo, inoltre, interi quaderni (blocchi di pagine) venivano rigate insieme, in modo che le pagine sotto il foglio superiore ricevessero un segno meno pronunciato rispetto al primo.

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