MANOSCRITTI MEDIOEVALI: la fascicolazione (parte 3)

Quando si fascicola un manoscritto (cioè se ne determina la struttura per assicurarsi che non vi siano parti mancanti), le segnature e le testatine rappresentano un aiuto estremamente valido, non solo per il rilegatore medioevale ma anche per lo studioso moderno.

Le testatine (parola o parte di una parola che corrisponde alla prima parole del folio di un nuovo fascicolo, come per i moderni dizionari) erano poste alla fine del fascicolo precedente (generalmente nell’angolo inferiore destro ma, a volte, soprattutto in Italia, al centro del bordo inferiore) in modo da garantire che il rilegatore, il cui compito era legare insieme tutti i fascicoli, fosse in grado di rispettare la giusta sequenza.

Un esempio di testatina è quella della traduzione di Wycliffe in inglese di sei salmi e risalente al tempo di Chaucher (ca. 1400).
John Wycliffe (ca. 1331- 1384) era un filosofo e teologo inglese, don (una sorta di tutor) di Oxford e riformatore noto per aver tradotto la Bibbia in inglese. I suoi seguaci erano conosciuti con il termine di Lollardi.

  • Pagina 16 verso: si noti che la testatina è stata parzialmente tranciata quando il manoscritto ha subito una nuova rilegatura. Molto spesso le testatine venivano rimosse durante restauri successivi.
  • Pagina 17 recto: inizio di un nuovo fascicolo. La testatina è parte del Vangelo di Matteo 19:28.

“Jhesus seide to hem, Truli I seie to you, that ye that han forsake alle thingis,
and han sued me, in the regeneracioun whanne mannus sone schal sitte in the
sete of his maieste, ye schulen sitte on twelue setis, demynge the twelue
kynredis of Israel”

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il
Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del
mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

La testatina consiste nelle parole ye schulen.

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MANOSCRITTI MEDIOEVALI: esempi di rigature

Il folio che si vede qui arriva da una copia del libro del Levitico del Vecchio Testamento ed è datato XV secolo. Proviene dalla libreria dell’Abbazia di St. Blaise levitico-admondad Admont, in Austria. Il manoscritto, tuttavia, presenta più di un libro della Bibbia. Il testo delle Sacre Scritture è accompagnato da un glossario, cioè un commentario. In questo caso, il commentario prende due forme: un glossario interlineare (la forma originaria di “leggere tra le righe”) e un commento a margine. Entrambi sono scritti con un carattere più piccolo rispetto a quello usato per le Scritture.

L’apertura del libro del Levitico è segnata dalla grande iniziale della parola “Vocavit”. Notate che alcune delle note sono legate al testo da segni grafici e simbolici che si riferiscono ad un intero capitolo. Questo tipo di note rappresenta l’origine della moderna nota a piè pagina. Si noti anche che il grande buco nella pergamena al centro della pagina. Queste imperfezioni non sono insolite nella pergamena medioevale; sebbene a volte
siano state riparate, in questo caso, l’amanuense ha semplicemente lavorato attorno al foro. Il glossario di questo manoscritto deriva dai Glossa ordinaria, cioè il glossario ordinario nato nelle scuole del nord est della Francia all’inizio del XII secolo e che acquisì così tanta autorità e prestigio da diventare oggetto di un glossario secondario e commentari all’Università di Parigi.

sapienza-fiandreQuesta copia del Libro della Sapienza (parabola di Salomone) del Vecchio Testamento, scritto nel nord est della Francia o nelle Fiandre durante il XIII secolo, incorpora il Glossario ordinario entro un formato più caratteristico dei libri parigini del XII secolo rispetto ai testi posteriori il periodo del 1200.

La rigatura non varia con il glossario. Ma anzi, lascia spazio per una o due colonne di commenti e note. Questo
efficiente metodo di lavoro significava che lo scrivano non doveva personalizzare ogni pagine in base al numero di note o definizioni.

Queste pagine provengono da un salterio inglese con commento del mistico Richard Rolle (1290/1300 – 1349) e risalgono al tempo di Chaucher (circa 1400). In questo caso, il commentario, scritto in due colonne da 42 linee, fa parte del testo principale. I versi del salmo si distinguono dal commento circostante per essere scritti in latino in una scrittura manuale più grande. Solo poche definizioni e correzioni sono riservate ai margini, la cui elaborata rigatura sembra servire più come indicazione che il testo è un commentario che le annotazioni stesse.

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Molti formati, che erano il prodotto di complessi modelli di rigatura e che all’inizio erano sviluppati solo per libri scritto a mano, hanno alla fine trovato la loro strada anche nella stampa. Questa per esempio è un’edizione a stampa della Bibbia con il glossario del teologo francese del XIII secolo, Nicola di Lyra, e pubblicata nel 1603. I formati dei libri medioevali hanno continuato ad esercitare il loro fascino anche nell’era moderna.

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